lunedì , 25 Ottobre 2021
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I derivati della Cannabis nella letteratura francese: Il Club dei Mangiatori d’Hashish

Sapete cosa accomuna Charles Baudelaire e Victor Hugo? I due scrittori francesi avevano una passione in comune: fare spuntini a base di cannabis!
Vi sembrerà inverosimile eppure è tutto documentato. Charles Baudelaire, Victor Hugo e molti altri esponenti culturali della Francia ottocentesca facevano parte di un insolito circolo: il Club dei Mangiatori d’Hashish.

La Cannabis in Francia fra ‘700 e ‘800

Anche se i libri di storia non ne parlano, durante l’impero napoleonico la canapa fu una risorsa ambita. Venduta dalla Russia e contesa dalle flotte americane e britanniche, causò non pochi scontri fra le varie nazioni.
In Francia la Cannabis arrivò per mezzo delle truppe napoleoniche a seguito della campagna d’Egitto. Nonostante nel 1798 Napoleone avesse emanato un decreto che vietava ai soldati di fumare le infiorescenze della canapa e di bere un liquore a base di hashish molto in uso all’epoca fra i musulmani, al ritorno in Europa, l’uso dell’hashish si diffuse presto in tutta la Francia.

La divulgazione (a partire dal 1840) di testi provenienti dall’India che vantavano le proprietà della Cannabis per i più svariati impieghi terapeutici ed esoterici, contribuì anch’essa ad incuriosire la popolazione altolocata francese, ed accese l’interesse di medici ed artisti che vollero sperimentarne personalmente effetti e benefici. Nacque così il Club dei Mangiatori d’Hashish, un circolo formato da un’élite di intellettuali affascinati dalla Cannabis e dai suoi derivati.

Il Club dei Mangiatori d’Hashish

A fondare Le club de Hachichins (questo il nome del circolo in lingua francese) fu Teophile Gautier, il famoso scrittore e critico vissuto in Francia nella seconda metà dell’Ottocento.

Nei locali dell’Hotel parigino Pimodan, abitato dal pittore Boissard e situato sull’isola Saint-Louis, Theophile Gautier insieme al medico Jean Moreau e agli scrittori Victor Hugo, Alexandre Dumas senior, Eugene Delacorix, Honorè de Balzac, Charles Baudelaire e molti altri intellettuali parigini, si riunivano una volta al mese per consumare cannabis o per assistere da spettatori all’effetto che l’hashish aveva su chi ne faceva uso.

L’hashish ispirò così Honorè Daumier per le sue litografie, Charles Baudelaire per la stesura dei Paradisi Artificiali e Arthur Rimbaud per Il Tempo degli Assassini. Poesie, racconti e novelle che oggi vengono annoverati fra i capisaldi della letteratura francese ottocentesca, sono nate dall’effetto prodotto dal THC e descrivono minuziosamente l’ebbrezza prodotta dall’hashish durante le sedute collettive.

Il resoconto del primo incontro ufficiale del Club dei Mangiatori d’Hashish venne pubblicato nel 1843 su La Presse con un articolo dal titolo Le Hachich e nel 1846 Theopile Gautier tornò a descrivere gli effetti dell’hashish da lui sperimentati con il Club sulla rivista Revue de Deux Mondes.

Ma perché Baudelaire e gli altri intellettuali francesi d’Ottocento mangiavano l’hashish anziché fumarlo? E cosa mangiavano esattamente? Da che deriva il nome del Club e quali furono le sue conseguenze sull’opinione pubblica? Non perdetevi l’articolo della prossima settimana, il club de Hachichins!

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