giovedì , 8 Dicembre 2022
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Canapa sativa vs canapa indiana: cosa cambia?

La canapa è una pianta davvero miracolosa considerando tutte le sue proprietà ma a dispetto della sua popolarità forse non tutti sanno che ne esistono due varietà originarie, molto diverse tra loro: stiamo parlando della canapa sativa e della canapa indiana. Chi coltiva questo vegetale da tempo conosce le differenze tra le due tipologie e c’è da sottolineare che molte aziende utilizzano ibridi per ottenere caratteristiche nuove e migliorate rispetto alle originali.

Canapa Sativa: dove e come

La Cannabis Sativa cresce in un clima caldo (come quello dell’India, del Messico, della Thailandia e della Colombia) e offre i suoi frutti continuamente, per una lunga stagione di raccolta. La sua principale caratteristica distintiva riguarda la struttura e l’altezza del fusto nonchè il tempo necessario per maturare indoor. Chi cerca una canapa con gli effetti più intensi, predilige le qualità originarie che però sono anche quelle con una maturazione più lunga: la varietà Haze necessita di ben 12 settimane per la raccolta. La canapa sativa è in generale la migliore per chi cerca un maggiore impatto sull’umore e la più adatta anche allo scopo terapeutico, grazie alla sua azione di sollievo.

Canapa Indica

Le piante Indica provengono di solito da una regione montuosa che si trova tra India, Afghanistan e Pakistan. La Special Kush, una varietà di Indica, è ideale per la coltivazione indoor in poco spazio: la raccolta infatti è disponibile nel giro di 6 settimane. Il rapporto tra CBD e THC risulta più elevato e questo determina un maggiore effetto rilassante. Le piante si presentano di solito più piccole.

Miscele di canapa Sativa e Indica: come conservare i semi

Come anticipato, queste due qualità di vegetale sono spesso utilizzate insieme: chi coltiva incroci può godere di tempistiche di raccolta più celeri e differenti proporzioni di CBD e THC. Una volta determinata la specie più adatta alle proprie esigenze e acquistati i semi, ecco che si presentano le domande su come conservarli al meglio. I semi della cannabis sono organismi viventi ma quando li conserviamo è come se si trovassero in una sorta di letargo.

Normalmente i semi si mantengono in un luogo fresco e asciutto, possibilmente in barattoli bui, che non lascino passare la luce. Oltre alla luce, i semi sono sensibili anche a variazioni di temperatura e umidità dell’aria, quindi è importante anche scegliere un luogo adatto. Quando il seme entra in contatto con l’umido vengono sprigionate le sostanze nutritive che iniziano il processo di germinazione. Se i semi non vengono utilizzati subito, l’umidità totale di conservazione non dovrebbe mai superare il 9%: ad ogni modo, per evitare problemi è preferibile acquistare semi conservati sotto vuoto, che saranno aperti al momento del bisogno. In alternativa si può optare per una conservazione a basse temperature, in frigorifero o congelatore: nel primo caso meglio non tirarli fuori troppo spesso e quando è il momento di piantarli, farli prima acclimatare nella loro confezione a temperatura ambiente prima di aprirli.

 

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