giovedì , 8 Dicembre 2022
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Le varietà della cannabis: botanica e incroci

Come accade per tutte le piante, anche per la canapa esistono diverse varietà, che la natura ha creato e sviluppato a seconda del clima e della zona di crescita: esse differiscono nella forma, nella grandezza e nella concentrazione di sostanze cannabinoidi.

La natura le ha create così

Cannabis Sativa è la varietà che proviene dall’Asia, dal nord dell’Africa, dal sud America e dall’Anatolia: il fusto è alto fino a 4 metri ed è particolarmente slanciato. I nodi del legno sono particolarmente distanti tra loro e la struttura dei fiori a grappolo risulta allungata e scarsamente compatta. Il periodo di fioritura è lungo mentre le foglie sono dentellate, particolarmente sottili e recano un delicato e dolce profumo. La cannabis sativa si è adattata al clima quasi equatoriale, e alle sue estati lunghe e calde, ad una intensa esposizione ai raggi del sole: non sarebbe più in grado di fiorire se collocata più al nord o più al sud. Di cannabis sativa sono note le varietà Acapulco Gold, Panama Red e gli stick della Thailandia.

Cannabis Indica invece la pianta originaria della regione afghana, della pakistana e dell’India: le dimensioni sono più piccole e si estende in una struttura a cespuglio. La struttura legnosa risulta particolarmente resinosa e intensamente profumata. Queste varietà hanno un tempo di fioritura più breve rispetto alla Sativa e le foglie nascono più tozze e con minore dentellatura: i fiori sono molto più ravvicinati, e ricordano il mais così come è disposto nelle pannocchie. La genetica di questo vegetale si è adattata a un clima più mite e latitudini settentrionali: tra le sue varietà più note dell’Indica ricordiamo la Hindu Kusg e la Pure-Afghan.

Cannabis Ruderalis è la varietà europea, in particolare Europa orientale ma anche Himalaya e regione siberiana. Si tratta della canapa più piccola tra quelle illustrate finora e reca anche la minor quantità di cannabinoidi. Però la sua caratteristica principale risiede nella eccezionale capacità di fiorire senza attendere il cambiamento del fotoperiodo, grazie al suo adattamento ai climi più rigidi e alle latitudini più estreme del nord, dove i giorni estivi portano sì fino a 20 ore di luce del sole, ma l’estate è molto più breve rispetto alle altre zone climatiche cui si sono adattate la canapa sativa e la indica.

L’intervento dell’uomo

Oggi esistono molti incroci e altrettante ibridazioni, create dall’uomo per rispondere alle esigenze commerciali e di consumo globale. Ad esempio vengono mixate sativa e indica per ottenere piante alte ma con le infiorescenze più ricche; come si può immaginare le ibridazioni tendono anche a massimizzare la presenza di THC e CBD. Dalla canapa ruderalis i genetisti hanno sviluppato una pianta in grado di fornire cime da raccogliere già dopo 60 giorni dalla germinazione, consentendo di avere anche più di due raccolti per ogni stagione. Una curiosità: per preservare le varietà originali si è sviluppato un nuovo profilo lavorativo, quello di ricercatore di specie originali, il cosidetto strain hunter: lo scopo di questi ‘biologi’ esperti è trovare e conservare le varietà che stanno scomparendo ed eventualmente creare nuovi incroci.

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